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Paragrafo 1 . Forza e debolezza di Filippo secondo.
     
Filippo  secondo, re di Spagna per quasi mezzo secolo (1556-1598),  fu
l'indubbio campione politico e militare della Controriforma.
     All'indomani della pace di Cateau-Cambrsis (1559)  egli  era  il
sovrano pi potente d'Europa. Mentre il re di Francia, Enrico secondo,
suo  principale  avversario, era morto per un incidente  avvenuto  nel
corso  di  un  torneo, lasciando figli in tenera et  ed  una  Francia
pericolosamente divisa fra cattolici ed ugonotti, Filippo si ritrovava
erede  della  parte pi ricca del dominio asburgico, assegnatagli  dal
padre Carlo quinto dopo la divisione dell'impero germanico. Tale parte
comprendeva alcune fra le zone pi sviluppate d'Europa: i Paesi Bassi,
con  il  grande  porto  di Anversa; il ducato  milanese,  con  le  sue
industrie  tessili e metallurgiche; la Sicilia e il regno  di  Napoli,
grandi  esportatori  di  cereali; la  Spagna,  ed  in  particolare  la
Castiglia,  nella quale egli era nato, dove affluivano incessantemente
l'oro  e  l'argento  americani. Qui, nella sua vera  patria,  compatta
nella fedelt al Cattolicesimo ed alla monarchia, e dalla quale non si
sarebbe  mai  pi  mosso per il resto della vita, fiss  la  sede  del
proprio  potere, spostando la capitale da Valladolid a  Madrid,  citt
meno  importante,  ma  in posizione pi centrale  rispetto  all'intera
Spagna.  Nei  pressi di Madrid fece costruire una  sorta  di  palazzo-
monastero, l'Escorial, dal quale dirigeva, isolato dai propri sudditi,
il suo esteso dominio.
     Privo  sostanzialmente di genio politico, il re spagnolo suppliva
a  questa  mancanza  con un lavoro quotidiano e puntiglioso,  eseguito
insieme ai suoi funzionari, per il quale venne definito "il primo  fra
i  suoi  segretari".  L'amministrazione del regno,  rappresentato  nei
territori  aggregati  alla  Spagna da vicer,  o  da  governatori,  si
espletava  attraverso  vari Consigli della corona  che  si  occupavano
della politica estera, delle finanze e degli altri settori statali; le
decisioni  ultime venivano comunque prese dal re in persona,  con  una
forma accentrata di governo, che suscit contrasti con i territori  di
pi antica autonomia politica, come l'Aragona e la Catalogna.
     Fervente  cattolico,  fino  al punto  di  far  costruire  la  sua
residenza,  l'Escorial,  sul modello di una graticola,  in  onore  del
martirio  di  san Lorenzo, Filippo secondo si impegn con  accanimento
nella  difesa  dell'ortodossia religiosa,  introducendo  varie  misure
repressive, rafforzando l'Inquisizione e perseguitando
     
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     duramente  veri  o  presunti  eretici,  moriscos  (islamici   che
risiedevano sul suolo spagnolo), turchi e protestanti.
     Egli  oper  in  tal  modo  come braccio secolare  dell'offensiva
controriformistica, ma, lungi dal farsi strumentalizzare dalla Chiesa,
mir a fare dell'unit religiosa il presupposto dell'unit politica  e
della  concordia sociale; a tale scopo, fra l'altro, egli  attribu  a
persone  a  lui  fedeli gli incarichi vescovili,  rinsaldando  cos  i
legami  all'interno del suo stato. Regno spagnolo e  Chiesa  cattolica
formarono in questo modo una perfetta simbiosi.
     L'esercito,  basato sull'irresistibile unit tattica  del  tercio
(archibugieri,  picchieri e spadieri), e la potente  flotta,  temprata
dai  viaggi  transoceanici, furono gli efficaci strumenti  del  potere
spagnolo.  Le  alleanze  matrimoniali, in linea  con  la  tradizionale
strategia   asburgica,  costituirono  un  altro  mezzo  per  allargare
l'egemonia  spagnola  in Europa. Filippo secondo,  infatti,  spos  in
successione  Maria  Emanuela  del  Portogallo,  Maria  Tudor,   regina
d'Inghilterra, Elisabetta di Valois, figlia di Enrico secondo,  re  di
Francia,  inserendosi  cos negli intrighi  dinastici  di  Portogallo,
Inghilterra  e  Francia; ma soltanto con il primo  matrimonio  ottenne
concreti vantaggi territoriali, annettendo la nazione lusitana  ed  il
suo  impero commerciale alla corona spagnola (1580), dopo l'estinzione
della dinastia locale.
     Un'ambiziosa  politica  estera, volta  a  rafforzare  il  dominio
della  Spagna  e  ad  accrescere il prestigio della Chiesa  cattolica,
port Filippo secondo ad organizzare numerose e dispendiose imprese  -
la  persecuzione dei moriscos in Spagna, la guerra contro i turchi, la
repressione  della  rivolta dei Paesi Bassi, l'appoggio  ai  cattolici
francesi  nella  guerra civile, l'attacco all'Inghilterra  -,  nessuna
delle quali si concluse con un pieno successo.
     La  sua  pi  brillante operazione fu l'adesione alla lega  santa
antiturca, organizzata nel 1570 da papa Pio quinto (1566-1572) dopo la
caduta di Cipro, possesso veneziano, davanti alla pressione musulmana.
In   questa  occasione  le  forze  cristiane,  composte  da  spagnoli,
imperiali,  genovesi  e veneziani, comandate dal fratello  di  Filippo
secondo,  Giovanni  d'Austria,  inflissero,  nel  1571,  una   pesante
sconfitta  alla flotta turca nelle acque greche di Lepanto.  Anche  se
Venezia concluse una pace separata con i turchi, rinunciando a  Cipro,
la  fama  della  invincibilit turca venne  cos  abbattuta.  Tuttavia
pirati  e  corsari  barbareschi, provenienti dalle coste  dell'Africa,
continuarono  ad  imperversare nel Mediterraneo, ad onta  dell'impegno
spagnolo.
     Molto  pi  rilevanti  furono comunque gli  episodi  fallimentari
della  politica  estera di Filippo secondo: la  secessione  dai  Paesi
Bassi  delle  Province Unite protestanti, la riconosciuta  legittimit
del  culto  calvinista in Francia e la memorabile sconfitta della  sua
flotta, l'Invencible Armada, davanti alle coste inglesi nel 1588.
     Nella  sua  struttura interna (politica, economica e sociale)  la
Spagna  manifest,  nonostante la grande  disponibilit  di  ricchezze
minerarie, una sostanziale e cronica debolezza.
     Innanzitutto  lo stato iberico si rivel incapace di  imporre  ai
suoi   sudditi  un'equa  ed  efficace  tassazione:  esent  le  grandi
propriet aristocratiche e religiose e si accan contro le risorse dei
ceti   borghesi  e  popolari.  Per  far  fronte  alle   enormi   spese
indispensabili ad una politica di portata mondiale, il sovrano dovette
ricorrere, oltre che all'argento americano, anche al prestito privato,
andando  incontro, quando non poteva onorare gli impegni sottoscritti,
a
     
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     frequenti  e  rovinose  bancarotte. Queste erano  la  conseguenza
anche  della  generale  arretratezza del sistema  economico  spagnolo,
caratterizzato  da  un'agricoltura  scarsamente  produttiva  e  da  un
limitato  sviluppo  delle  attivit  mercantili,  imprenditoriali   ed
artigianali,  anche  perch  quei pochi gruppi  dediti  al  commercio,
all'artigianato ed all'agricoltura specializzata, come ebrei  e  arabi
convertiti, erano stati perseguitati e infine costretti a lasciare  il
paese.  La produzione interna non era pertanto in grado di far  fronte
alla  domanda, resa elevata non solo dalle enormi spese  militari,  ma
anche da quelle, assai ingenti, che i nobili e il clero, ad imitazione
del  sovrano,  sostenevano per mantenere il loro prestigio  di  classe
dominante.  Per questo si faceva massiccio ricorso alle  importazioni.
La  Spagna,  dunque,  non  seppe gestire con oculatezza  la  ricchezza
proveniente dalle Americhe e se la vide scorrere via come un fiume  in
piena:  lungi dall'essere reinvestiti in imprese locali,  l'argento  e
l'oro  che riuscivano a passare indenni dalle scorrerie dei  pirati  e
dei corsari andarono ad arricchire banchieri genovesi e fiamminghi,  e
fabbricanti italiani, inglesi, francesi e tedeschi.
